Barbat

La prima località che incontriamo approdando con il traghetto e passando il paessaggio brullo e surreale è Barbat. Nei numerosi ristoranti e pensioncine private vengono offerte ottime sistemazioni in case gestite da privati. Il mare limpidissimo, le numerose spiaggie ghiaiose e le peculiarità del canale di Barbat confinato dall’oblungo isolotto di Dolin, attirano in particolare surfisti e diportisti. Le abitazioni sono disposte in più linee, ma la distanza massima dal mare non oltrepassa mai i 500 metri. Barbat offre ottime possibilità per ormeggiare gommoni e barche. Barbat è l'abitato posto nel punto più meridionale dell'isola; le sue case si specchiano nel braccio di mare che forma il Canale di Barbat; nella sua parte estrema si arrampicano sulle prime pendici del monte Kamenjak che in questa parte scende graziosamente verso il mare.



A giudicare da alcune rovine, in questa zona esistettero insediamenti molto antichi. Sull' altura di San Damiano, cossi chiamata da una chiesetta che un tempo portava il nome di questo santo, si vedono i resti di un castelliere preistorico e le rovine della suddetta chiesetta di San Damiano della quale troviamo una una menzione nel XIV secolo. Seconda una leggenda le rovine risalgono all' epoca delle colonie elleniche, e potrebbe trattarsi effettivamente di tracce di una colonia militare greca fondata qui nel IV secolo avanti Cristo dai Greci di Sicilia. Tuttora si racconta sull' isola, che durante una battaglia per la conquista ovvero difesa di questo forte scorsero a ruscelli il vino e il sangue fino al mare. Si suppone che le rovine di colle San Damiano – non quelle della chiesa – siano i resti dell' antica Collentum menzionata da Tolomeo. Ai piedi del monte, presso la frazione di Percinic, durante le basse maree, si vedono i resti di muri che potrebbero essere quelli di un abitato fondato da profughi rifugiatisi sull' isola fuggendo davanti agli Unni di Attila. Nel punto in cui sorge l'odierna chiesa di Santo Stefano, nell' anno 1372 esisteva un convento benedittino, Santo Stefano di Postrana. Fu abbandonato dai frati nel Quattrocento e il secolo successivo i suoi beni vennero affidati in usurfrutto ai canonici di San Giovanni in Laterano a Roma. Del convento di una volta non è rimasto nulla. Accanto alla chiesa si vede un interessante sarcofago, a forma di tetto spiovente, risalente al VI secolo. All' interno della chiesa si ammira un srocifisso in legno dipinto probabilmente opera di un pittore della vecchia scuola italiana.